C'è un legame viscerale, quasi sacro, che unisce l'anima della nostra terra alle mani nodose dei suoi agricoltori.
È un patto antico fatto di sudore, attese e profondo rispetto per i cicli della natura. Eppure, oggi, quel patto
rischia di essere spezzato non per mancanza di volontà di chi lavora i campi, ma per l'indifferenza di un sistema
che sembra aver dimenticato il valore profondo della civiltà contadina.
Le recenti proteste dinanzi alla Prefettura di Bari sollevano il velo su una crisi strutturale non più
sostenibile. L'interruzione dell'erogazione idrica e i guasti ai pozzi artificiali stanno letteralmente mettendo in
ginocchio le campagne baresi, proprio nei mesi cruciali in cui la terra dovrebbe restituire i frutti di un intero
anno di sacrifici. Vedere l'acqua negata ai campi significa assistere impotenti al disseccamento di un patrimonio
identitario ed economico insostituibile.
Le insidie, d'altronde, corrono su più fronti. Da un lato, le ferite mai del tutto rimarginate della Xylella e i
mutamenti climatici; dall'altro, una pressione commerciale spietata che si traduce nella concorrenza sleale delle
importazioni incontrollate. Il nostro olio extravergine d'oliva, eccellenza gastronomica e simbolo indiscusso di
salute e qualità, viene costantemente minacciato da logiche di mercato globalizzate che ne mortificano il valore
intrinseco, favorendo prodotti d'oltremare privi della stessa storia e dei medesimi rigidissimi controlli.
Ai microfoni di ILBARESE.IT Michelangelo Magrone, dell'omonimo frantoio di Carbonara ha così commentato la notizia:
«Estrarre un olio eccellente è un’arte che si fa ogni giorno più complessa e faticosa, ma abbiamo il dovere morale di perseverare, per custodire l’eredità e la memoria di nostro padre Ciccio. A differenza di chi insegue il mero profitto del mercato industriale, noi preferiamo rinunciare al guadagno pur di restituire dignità e dare anima al lavoro dei nostri agricoltori. Con loro viviamo un dialogo quotidiano,
fatto di sguardi e comprensione, raccogliendo olive a chilometro zero che racchiudono l'essenza stessa delle nostre campagne. Il nostro olio non troverà mai posto sugli scaffali impersonali della grande distribuzione: è una produzione limitata, rara e preziosa, pensata per una nicchia di estimatori che sanno ancora riconoscere il valore della terra e la fedeltà alla tradizione che papà Ciccio Magrone ci ha
tramandato come il più sacro dei beni».
Dalle colonne di ilbarese.it, vogliamo far giungere un messaggio chiaro e privo di retorica: siamo e saremo
sempre al fianco dei nostri agricoltori. La loro battaglia per l'acqua, per la legalità e per la giusta remunerazione del lavoro è la battaglia di ognuno di noi. Consumare locale, scegliere consapevolmente l'olio extravergine della nostra terra, dei nostri frantoi e pretendere tutele istituzionali concrete non sono più opzioni, ma necessità urgenti per non vedere morire le nostre radici.
Dobbiamo essere più attenti e oculati quando leggiamo l'etichetta dei prodotti.